Giuseppe Paolo Samonà, G. G. Belli. La commedia romana e la commedia celeste, Roma, Il cubo, 2017
Questo fondamentale studio di Giuseppe Paolo Samonà su Giuseppe Gioachino Belli vide la luce quasi mezzo secolo fa ma, inspiegabilmente, passò quasi inosservato. Forse il poeta romanesco era all’epoca per lo più considerato ancora “un minore”, forse l’approccio dello studioso era troppo innovativo rispetto ai tempi o forse troppo fuori dal coro, fatto sta che il volume ebbe scarsa risonanza critica.
Solo oggi che Belli è considerato pressoché unanimemente un grande della letteratura non dialettale ma italiana, emerge appieno tutta la sagacia di Samonà: la sua acutezza nel suggerire approfondimenti tuttora inediti e originali chiavi di lettura per interpretare non solo i sonetti ma anche l’uomo, la puntuale analisi della critica belliana coeva, la stigmatizzazione di ogni superficialità o banalizzazione della poetica di Belli, difetto in cui incorrevano – e incorrono – spesso molti “letterati” ingannati dall’apparente semplicità dei versi.
Giuseppe Paolo Samonà (Palermo 1934-Roma 1996) è stato ordinario di letterature comparate presso l’Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara, docente di lingua e letteratura italiana presso l’Università nazionale di Mogadiscio e l’Université de Montréal, comparatista, slavista, traduttore e poeta. Per alcuni anni lavora nella redazione de «l’Unità», ma ne è espulso nel ’63 perché considerato “dissidente”. Nello stesso anno fonda con Giulio Savelli la casa editrice Samonà e Savelli, divenuta punto di riferimento per i movimenti giovanili a cavallo del ’68 e un vivaio per giovani intellettuali e politici.
Tra i suoi scritti più importanti si ricordano, oltre alla monografia su Belli (1969), quella su Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo, i Racconti, Lampedusa (1974), considerata fondamentale dagli studiosi dello scrittore siciliano, e il saggio Letteratura e stalinismo (1974).
Studioso di lingue e culture slave e di problemi della traduzione poetica, nel 1981 traduce poesie di S. Esenin, mentre i suoi contributi per la Storia della civiltà letteraria russa, diretta da M. Colucci e R. Picchio, escono postumi nel 1997.
Nel 1986 pubblica una raccolta di proprie poesie, Le sette vite.